Perché ero ragazzo
La storia incredibile di Alaa Faraj
Per quanto mi riguarda, la storia più rilevante del 2025 è quella di Alaa Faraj, storia che per lui però va avanti da più di dieci anni.
Alaa, che alll’epoca era un calciatore e veniva qui in Italia per scappare dalla gerra, giocare a calcio e iscriversi ad ingegneria, è stato arrestato nell’agosto del 2015 quando aveva vent’anni dopo un viaggio per mare su un barcone partito dalla Libia e naufragato in mezzo al mediterraneo, all’interno del quale morirono quarantanove persone in quella che ovviamente venne ribattezzata dai giornali la strage di Ferragosto. Alaa è libico, con la pelle chiara: e i libici di solito non partono con i barconi. Per questo motivo Alaa è stato arrestato e condannato con l’accusa infamante di essere uno scafista e di aver causato la strage, in un processo kafkiano all fine del quale pure i giudici nella sentenza di condanna suggeriscono di chiedere l’intervento del Presidente della Repubblica. L’accusa di scafismo, oggi lo abbiamo imparato dalle cronache, non esiste: gli scafisti non guidano le barche, non si imbarcano nemmeno, gli scafisti restano a terra. Alaa grida la sua innocenza, ma in pochi ascoltano quel grido.
La storia, che qui ho tremendamente sintetizzato la racconta Alaa stesso in un libro pubblicato da Sellerio, che si chiama Perché ero ragazzo. Il libro è stupendo, vive tra le mani. Alaa, che ha imparato l’italiano in galera, scrive con una prosa poetica ed emotiva, senza mai scadere nella retorica o nel pietismo, usando una lingua perfetta, vera, letteraria e una voce ferma, calma, sicura. Quasi un romanzo di formazione, un’avventura picaresca che si trasforma in una tragedia greca.
Ho conosciuto Alaa a settembre dello scorso anno, dopo che mi ha telefonato Alessandra Sciurba per chiedermi di presentare il libro a Palermo e a Catania in due presentazioni bellisime in cui è stato presente Alaa stesso, grazie a dei permessi speciali. Alessandra è la curatrice del libro e in qualche modo la salvatrice di Alaa insieme a poche altre persone (quasi tutte donne) che da quando hanno incontrato la storia di Alaa non hanno mai smesso di lottare per la sua liberazione.
Ed è per questo che per me è la storia più bella dell’anno passato anche se è accaduta dieci anni fa. Perché nel giorno di Natale il Presidente della Repubblica ha graziato (parzialmente) Alaa, il quale presto, prestissimo, potrà uscire di galera.
Non è un miracolo; è impegno, fatica, lotta, attivismo. E non parlo ovviamente di me che ho solo letto qualche pagina del libro davanti a un pubblico sempre commosso, ma di Alaa e la sua forza, il suo coraggio, il suo rispetto e lasua fermezza e la sua buona educazione e di tutte coloro che sono state dietro alla storia e accanto ad Alaa dall’inizio e lo sono ancora oggi: avvocate, insegnanti (Alaa si è diplomato ingalera), educatrici, attiviste. Parlo al femminile perché in questo libro, in questa storia, ci sono state delle donne fondamentali, che non hanno mai mollato il colpo nemmeno quando tutto sembrava ormai tragicamente naufragato insieme alle vite di quelle quarantanove persone.
Vi leggo una pagina, il resto fatelo da soli. Buon anno a voi, buon anno Alaa.
Corrado



Grazie.